Giorgio Morandi Omaggio alla pittura di paesaggio del maestro

“Giorgio Morandi. Omaggio alla pittura di paesaggio del maestro”.Articolo di Anna Rita Delucca,pubblicato su Contemporart, Anno X,n.13/33,luglio /settembre 1994, Edizioni Ghirlandina, Nonantola (Mo), pp.20/21

Ritratto di Giorgio Morandi’
Acrilico su cartoncino
Artista: Gabriele Donelli.2013

Il 18 giugno 1964 l’artista si spegneva nella quiete della sua stanza in via Fondazza da cui tante volte aveva osservato il celebre Cortile per poi ritrarlo nei silenziosi e solitari Paesaggi sempre privi di presenze umane. Il realtà tutta l’arte di Giorgio Morandi è funzionale all’uomo anche se mira ad uno studio interiore e spirituale dell’esistenza.
Nato in una città prestigiosa per la cultura italiana, grazie all’antichissima e famosa Università, ma poco ricettiva nei confronti della sua personalità alquanto schiva e sprezzante della mondanità salottiera, il pittore bolognese per parecchio tempo fu valorizzato soltanto dagli sforzi di alcuni importanti intellettuali come Raimondi, Arcangeli, Vitali che riuscirono subito ad individuare in lui quella grandezza artistica in seguito riconosciuta dal mondo intero.
L’amore per la pittura di paesaggio gli nacque già durante la prima giovinezza, dopo i soggiorni estivi sulle colline di Grizzana; in questo periodo infatti studiava le tecniche di pittori come Cèzanne, il protocubismo, il futurismo e la metafisica di De Chirico contemporaneamente a quelle degli antichi Giotto, Masaccio o Piero della Francesca che inebriavano la sua fantasia con la loro potenza visiva.In seguito tutto ciò lo condusse all’elaborazione di uno stile personalissimo,intriso di conoscenze antiche e moderne insieme, giungendo in tal modo a sublimare le proprie immagini al di sopra della realtà sino ad una visione che trascendeva oggetti ed umanità stessa. La disciplina spirituale di Morandi fu sempre talmente rigorosa da spingerlo, nel periodo della piena maturità, a chiudersi in una dimensione solitaria, lontana dal tempo e dal mondo che lo circondava pur conservando, per tutta la vita, una notevole sensibilità verso le novità artistiche e culturali del suo tempo.
A partire dal 1938 attuò la scoperta del colore caratterizzata da bianchi abbaglianti, blu accesi e rossi brillanti che donavano ai dipinti un senso di squillante gioiosità.
Gli anni Quaranta furono quelli dell’avvicinamento all’essenza della realtà, fino al compimento della cosiddetta ‘opera al nero’ che metteva in evidenza lo stato di forte inquietudine imperante nel suo spirito.
Il secondo conflitto mondiale lo trascorse immerso nella più profonda costernazione rifugiandosi con la famiglia sull’Appennino grizzanese dove, però, in breve tempo venne costituita la linea del fronte e comparvero i tedeschi. I paesaggi velati di zone d’ombra o abbagliati dal chiarore assoluto del sole pomeridiano, restano ancora oggi tra i più significativi della sua carriera artistica ma soprattutto rivelano la via da lui seguita per reagire agli orrori della guerra: quella dell’interiorità.
Agli anni Cinquanta risale il cosiddetto ‘scatto mentale’ che si prolungò per tutto il decennio. Le opere di questo periodo sono pervase da una ‘monotonìa’ quasi ossessiva che tende ad una variazione di toni ma non di soggetti e di composizione. Mentre Morandi studiava la propria capacità di astrazione abolendo le ombre e vestendo con una luce frontale i paesaggi, la sua arte venne finalmente riconosciuta dalla critica come arte senza tempo sempre attuale: questo gli diede l’opportunità di essere invitato alla prima edizione di “Documenta” a Kassel, nel’55 ed in seguito gli consentì di ottenere una serie di successi,come il premio per la pittura alla IV Biennale di San Paolo del Brasile.
L’ultima fase della vita fu piuttosto prolifica ma la sua mano era divenuta insofferente, nervosa, le figure erano prive di volume e la materia ribolliva quasi a rifuggire la tela volendo esprimere con forza una certa insoddisfazione interiore.
Il pittore ormai settantenne trascorse quest’ultimo periodo nella quiete di Grizzana dove, alcuni anni prima, aveva fatto costruire una casa, ancora oggi di proprietà della famiglia ma che costituisce un polo di richiamo culturale e turistico per il Comune grizznese, il quale, già da diverso tempo, ha fondato nella propria sede un Centro di Documentazione per il recupero e la conservazione di scritti e testimonianze riguardanti l’opera morandiana,che dal prossimo anno verrà trasferito presso i vecchi fienili del Campiaro, tante volte ritratti dal Maestro, dove sono già stati avviati i lavori di ristrutturazione.
Quest’anno ricorre il trentesimo anniversario della morte di un personaggio semplice e straordinario, meritevole di aver liberato la propria città dall’oppressione di un accademismo culturale oramai sorpassato.
Morandi si spense nel silenzio più discreto, così come discreta e silenziosa era stata la sua esistenza dedita al perfezionamento di un’arte senza tempo che silenziosamente ha conquistato il mondo.

(A.R.D.Anno 1994) Copyright

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