Il ‘Realismo/Fantastico’ di Stefania Russo

Il ‘Realismo/Fantastico’ di Stefania Russo Articolo di A.R.D. pubblicato su Ingresso-Libero, Rivista bimestrale, N.9, luglio 2013.
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Stefania Russo (a destra)

Testo:
Bologna da sempre sforna artisti di grande spessore un po’ in tutti i campi, dalla pittura, alla scultura, dalla musica, alla scienza: quello che non mi è dato capire è come mai questi talenti restino per lo più relegati nella stretta cerchia cittadina o al massimo si possano riscontrare le loro presenze in ambito regionale.
La storia ci rammenta la fama di tantissimi creatori d’arte provenienti dal territorio felsineo: a partire dai celeberrimi Carracci e Guercino fino ai giorni nostri, se vogliamo citare non soltanto il grandissimo Giorgio Morandi, possiamo ricordare grandi pittori innovativi come Leonardo Cremonini, inventore della “Nuova Figurazione” oltre a tanti altri che certamente non abbiamo modo di elencare in questa sede.
Come fa notare il critico Eugenio Riccomini:- …. Non so davvero se, in qualche manuale di storia dell’arte dei nostri giorni questi pur così mirabili dipinti di Stefania Russo troveranno qualche spazio, qualche citazione …. – ( Tratto da – ‘Vetri, Foglie, Frutta: dipingere ciò che si vede’ – 26 /08/2010) anche la pittrice bolognese fa parte di questa grande fucina di talenti i quali, non si sa bene perché, non sempre vengono osservati con l’attenzione che meritano. La sua esperienza nel mondo del restauro monumentale a Venezia accanto agli studi svolti alle Belle Arti e al lavoro nel campo nella grafica pubblicitaria l’hanno avvicinata alla grande pittura del passato ma contemporaneamente all’ambiente d’ avanguardia degli anni Settanta e Ottanta, in particolare all’ambito iperrealista esportato nel mondo da grandi pittori americani tra cui Chuck Close e scultori come Duane Hanson o John De Andrea che nei suoi famosi nudi femminili puntava ad un realismo tangibile fino allo stremo.
La figura femminile, così come la natura morta, i soggetti floreali ma anche le geometrie solide e degli oggetti per l’artista bolognese fungono da punto d’incontro tra il realismo della sua esperienza di studio giovanile e la ricerca attuale di elaborazione meditata per trarre dall’oggetto rappresentato nell’opera la sua parte più intima; questa evoluzione avvicina Stefania Russo di più alla elaborata sintesi intimistica di un Morandi e magari ad un distacco metafisico della materia che ci riporta alla mente la meditata geometria di De Chirico o ancora a quel “Realismo- Magico” novecentesco sullo stile di un Felice Casorati o di un Antonio Donghi piuttosto che all’iperrealismo da cui era partita e il motivo è riscontrabile nell’obiettivo che muove tutto il suo lavoro artistico di questi ultimi anni: unificare e plasmare in un tutto armonico il disegno/graffito e la pittura.
Attraverso le tecniche d’affresco che utilizza per “intonacare” la tela di juta grezza su cui, una volta induritasi, va a disegnare e in ultimo a dipingere, l’artista ottiene un effetto uniforme che evidenzia tutta l’immagine e che oserei definire da “altorilievo pittorico”. Sia che rappresenti ritratti sia che dipinga nature morte o fiori, sia che raffiguri oggetti inanimati come sfere, cubi e solidi geometrici, sia che lavori il vetro o materiali come il bronzo e metalli, Stefania Russo non omette di evidenziare la propria ricerca di equilibrio estetico tra la fisicità e l’aspetto interiore, l’intima essenza dell’oggetto stesso rappresentato, un’intimità che è presente anche nelle cose più umili ed insignificanti e che richiama la nostra attenzione. Limoni, melagrane, visi di fanciulli, occhi e bocche di donne giovani o mature, un uovo, un bicchiere di vetro: ogni oggetto, che per caso finisca sotto la lente d’ingrandimento dell’artista diventa un soggetto prezioso, vivo, reale ma anche meditato, ricercato nelle sua sostanza più introspettiva e l’atmosfera di sogno che trapela nelle velature di colore leggero, spalmate su una ruvida tela di juta, fa da sfondo a tutta la rappresentazione e sottolinea la delicata raffinatezza di una personalità che, a nostro parere, proprio esteriorizzando l’interiorità della materia compie una profonda indagine per estrarne l’ intima e spirituale perfezione.

Anna Rita Delucca (Luglio 2013)Copyright

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