LUCIANO DE VITA Un mito da riscoprire

Luciano De Vita (Foto da Il Resto del Carlino, 9 maggio 1975, pag.3)

Luciano De Vita Un mito da riscoprire, Articolo di Anna Rita Delucca, su Contemporart, Edizioni Ghirlandina,1997,pag.26

Testo:
La città emiliana della cultura per eccellenza, Bologna la dotta, terra natìa di grandi artisti e letterati, pare che negli ultimi anni abbia perso di vista un personaggio originalissimo e assolutamente importante per la storia dell’arte e della cultura non soltanto regionale ma italiana:De Vita infatti fu l’allievo prediletto di Giorgio Morandi; nell’insieme fu pittore, scultore, scenografo e costumista attivo a pieno ritmo tra gli anni Cinquanta e Ottanta quando ideava straordinarie messe in scena di grandi spettacoli teatrali come la celebre Turandot, chiacchieratissima all’epoca (1970) proprio per la particolare veste artistica che egli adattò a tutto l’apparato e ai costumi inventandosi un insolito gioco di immagini giustapposte, apparentemente assurde, dalle tonalità violente , vivaci, carnevalesche e disordinate; maschere in cui la finzione, portata all’esasperazione, finiva con l’entrare in simbiosi col vero.
L’originalità e la genialità di De Vita consiste, a nostro avviso, nell’essere riuscito a trasformare tutte le forme artistiche che eseguiva, dall’incisione alla pittura,dall’opera plastica alle scene teatrali, in realizzazioni dettate da una sola, originalissima logica d’azione. Si deve perciò asserire che a De Vita le categorie dell’arte vanno strette: infatti la sua passionalità estroversa e tenebrosa si rifletteva nella creazioni ribelli, insofferenti e aristocratiche che la fantasia, fibrillante di sfrenata vocazione vitalistica, gli suggeriva.
Lo storico dell’arte Andrea Emiliani nel suo repertorio dedicato alle acqueforti ‘mozzafiato’ dell’artista marchigiano, nel’64 scrisse:”Così avviene che per l’incisore, più assai che pittore, ogni acquaforte sia il frutto di una scelta definitiva, irrevocabile e pertanto non in diversa direzione orientata e neppure allusiva ad altre possibilità non espresse e soltanto analogie”(Nota 1)
La tecnica incisoria concepita, dunque, come scelta finale:una scelta decisiva che pervade tutta la vita artistica di questo straordinario personaggio, una scelta che, a nostro parere, si è ripercossa in tutte le svariate modalità creative di cui De Vita si serviva: la forza d’espressione, la linea netta e il taglio marcato che imprimeva in tutte le forme da lui ideate e realizzate denotano l’assoluta originalità e l’incisività del suo essere, come pure del suo fare, arte.
Dal 15 marzo al 27 aprile presso il museo civico archeologico di Bologna,una carrellata dedicata alla scultura, da De Chirico a Murer, da Cassinari a Manzù, intitolata ” L’anima e le Forme : scultori in fonderia” permette di ammirare anche l’arte di Luciano De Vita.Un vero peccato rinunciarvi!

Anna Rita Delucca (1997) Copyright

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