MOSTRA VIRTUALE – Tiziana Bortolotti

Articolo di Marilena Spataro, Tiziana Bortolotti, Anna Rita Delucca, pubblicato su Art&trA. Acca Edizioni Roma Rivista d’arte, cultura e informazione
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https://www.accainarte.it/eventi-fiere/mostra-virtuale-tiziana-bortolotti.html
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Martedì, 28 Aprile 2020

Tiziana Bortolotti nasce a Modena nel 1955 e nel 2000 per lavoro si trasferisce a Rimini dove abita tuttora. Oltre al lavoro si dedica, anima e corpo all’arte pittorica. La continua sperimentazione di tecniche miste e vari generi di materiali, l’ha condotta ad acquisire una metodologia stilistica basata, fondamentalmente, sulla pastosità materica del colore. Cromatismi corposi, agglomerati e mischiati tra loro con materiali misti – sabbie marine – costituiscono il fulcro vitale delle sue opere. Si tratta di elementi che stimolano la sua ricerca creativa, ed uniti alla pittura, si rivelano un eccellente mezzo creativo per realizzare originali composizioni. Il colore è terapeutico e per questo motivo abbonda nelle sue tele dove trasporta, con tutta la spinta che i cromatismi le irradiano, quell’idea di bellezza totale, completa che giunge dall’energia del mondo.
Secondo Tiziana Bortolotti, la Bellezza non è Una, ma Tante e sono ovunque sia nel Micro che nel Macrocosmo. Bellezza è ciò che fa “stare bene”. L’ispirazione invece, è qualcosa che spinge a cercare di realizzare un’opera d’arte; eccellente emblema della bellezza. “Ispirazione: da spirito. Uno Spirito burlone che si fa vedere e sentire quando gli pare. Uno Spirito acciaccato e depresso che ti salta addosso e muta ogni frazione di secondo, diventa allegro e birichino. Vuol giocare, gioca a mosca cieca, a nascondino e a mille altre diavolerie. Si fa fatica a stargli dietro… ma che soddisfazione quando lo acciuffi.”
Opere della pittrice sono esposte in permanenza come donazione per la fruizione dei degenti presso i Centri Ospedalieri di Cesena, Rimini e Riccione nella consapevolezza dei benefici che la Bellezza dell’arte può offrire anche nella Sofferenza.
(Anna Rita Delucca)
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“Negli anni ‘70 fare la Scuola d’Arte a Modena dopo le rigide scuole medie è stata un’impresa non facile. Scioperi, assemblee e occupazioni rendevano la vita scolastica difficile. Ma io non ho mollato tanto era la passione al disegno e alla pittura. Professori/ artisti mi hanno fatto crescere non solo artisticamente in quegli anni E fatto innamorare dei colori e di quello che potevano rappresentare. Il mio desiderio di continuare in una Accademia d’Arte si è sciolto però davanti alla negazione della famiglia spaventata dalla “guerriglia” politico-sociale di quel periodo storico. Ho studiato vicino casa all’università di Farmacia e ho sempre lavorato nel settore, ma non ho mai dimenticato l’arte e quello che le gira intorno. Frequentavo artisti e gallerie, fotografi e pittori, leggevo e studiavo. È stata la malattia, la lotta con essa che mi ha parlato ancora di arte, ma di quella “da fare” di quella che ti lascia le mani sporche di colore, le tela carica di natura terrena, la testa leggera e l’anima senza confini. Puoi smettere di andare in bicicletta ma quando risali ti ricordi tutto e sbandi per un po’ poi vai…vai e vai… e magari chissà puoi iscriverti al Giro d’Italia.”
(Tiziana Bortolotti)
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“La tela ricca di colore pastoso, tridimensionale da toccare e manipolare a mio piacimento. La sabbia e la “materia” che porta il mare li raccolgo sulla Spiaggia della mia bella Rimini e gli do una vita colorata” così si racconta Tiziana Bortolotti.
Ed è il colore. Anzi una sinfonia di colori, dosatissimi, equilibrati, studiati nei minimi dettagli fino a raggiungere una perfetta armonia, a rendere magica la pittura di Tiziana Bortolotti. Le storie che l’artista ama raccontare attraverso la sua pittura sono tante e sempre diverse. Non c’è di che annoiarsi e non si finisce mai di stupirsi. A volte la narrazione è carica di ottimismo, di speranza, di gioia di vivere. Un concentrato di energia. Ma nei giorni bui di una umanità che sta soffrendo e che è colma di angoscia, come nei tempi attuali, l’arte, quella vera, specie se figurativa, è chiamata per prima a darne conto, a darne testimonianza attraverso la materia, l’oggetto, e con la maggiore forza espressiva possibile. Nascono così, in questa ottica di evocazione di un dramma individuale e collettivo, Lockdown con maschera della peste, Stop the works, Tutti in casa e il dittico Marzo 2020, alcuni degli ultimi lavori della Bortolotti. Sono quadri volutamente di grandi dimensioni, che pure nella magnifica danza dei loro sfavillanti colori, comunicano strane inquietudini, narrazioni di paura, di dolore che ci pervadono e ci feriscono fin nel profondo dell’anima. È come se davanti agli occhi guardando a questi poderosi dipinti assistessimo alla rappresentazione del dramma. E di fatto è a un vero e proprio teatrino, a volte compassato a volte grottesco, quasi attraversato da una follia, che la Bortolotti punta, che ama rappresentare con il suo lavoro. È la sua poetica, la sua stessa filosofia. È il teatrino della vita e della morte, del bene e del male. Teatrino che la pittrice puntualmente costruisce anche grazie al sapiente utilizzo di innesti di frammenti di immagini e di materiali “rubati” al quotidiano, come nella migliore tradizione della Pop Art, e su cui poi interviene con l’alchimia dei suoi colori. Quei colori ricercati e in continua sperimentazione che, come dicemmo fin dall’inizio, conferiscono magia e fascino alla sua pittura in una originale e personalissima trasfigurazione poetica della realtà.
(Marilena Spataro)

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