Realtà e sentimento nella sculture di Romano Nucci

Realtà e sentimento nelle sculture di Romano Nucci , Articolo di Anna Rita Delucca,su Contemporart Rivista di Arte Cultura Informazione e Turismo, Anno XII°,N.20/40, aprile-giugno 1996, pp.38,39

Testo:
-Cosa vuol dire fare arte?- La risposta ce la regala l’artista bolognese che abbiamo consultato in un momento particolarmente felice per la sua attività scultorea: proprio in questo periodo infatti, Romano Nucci è stato prescelto da parte del Rotary Club 2070 di Bologna, per la realizzazione del Monumento ai caduti dell’Associazione Nazionale Carabinieri, inoltre l’Assessorato alla Cultura del Comune di San Lazzaro di Savena riceverà in donazione da parte di Nucci stesso, una seconda opera in bronzo, intitolata “Monumento alla Pace“(una precedente scultura “Eredità alla Cultura” appartiene già da anni al Comune ed è collocata in una piazza del paese).
La creazione di opere d’arte ,secondo Nucci, non è altro che il frutto di un’ambizione, quella di riuscire a comunicare, con un linguaggio del tutto personalizzato, ciò che l’uomo sente dentro di sè: l’arte DEVE essere comunicazione, altrimenti non avrebbe ragione d’esistere.
Nucci dunque mette a confronto la propria ideologia con quella di coloro che definiscono la creazione artistica come un qualcosa che nasce dall’esigenza di soddisfare unicamente sè stessi senza alcun bisogno di fruitori esterni. Se pensiamo che certi artisti schivi e solitari come il grande maestro Giorgio Morandi oppure il suo più selettivo ed atipico allievo, l’incisore Luciano De Vita, che tra l’altro, fu amico di Nucci, produssero opere d’arte straordinarie spinti sempre da una necessità prettamente comunicativa, si può dedurre che probabilmente proprio la mancanza d’amore per il dialogo verbale sia la causa principale di un desiderio d’approfondimento interiore dell’anima di un artista che, poi, trasmette all’esterno e perciò, inevitabilmente, COMUNICA la sua creatività.
Adalberto Brunelli, nel lontano ’74, scriveva un articolo in cui, giustamente, definiva le opere di Nucci “le sculture degli altri” (da Tempo di regioni), infatti esse ruotano perennemente intorno alla vita degli uomini, al loro modo di essere e di pensare, al loro legame fisico e psicologico con la natura e la terra che li ha generati.
I personaggi delle terracotte di Nucci appartengono alle classi più semplici della società, a cominciare dal mondo del lavoro come il “Maggiordomo” per finire con i ceti più emarginati ma il mondo degli anziani è quello prediletto e l’artista lo rappresenta nella più completa schiettezza e genuinità.
Le umili figurine scolpite (Nucci ama realizzare opere di piccole dimensioni, ad eccezione delle grandi sculture monumentali)trasmettono all’osservatore la sensazione di percepire il tempo che scorre: i suoi cagnolini dal manto avvizzito e dallo sguardo spento tendono gli occhi rassegnati verso un padrone che non c’è, i caratteristici “Don Chisciotte” e i piccoli guerrieri senza armi, con le braccia incrociate in posizione di riposo, giudicano severamente le inutili faccende umane. In verità l’attività artistica di Romano Nucci si svolge in tre periodi ben definiti: il primo è più legato all’ambito delle creazioni figurative e tratta principalmente le tematiche degli eroi vinti,oppure del mondo degli anziani; il bronzo ma soprattutto la terracotta sono i materiali che predilige. Guardando queste piccole statuine balza immediatamente all’occhio quella straordinaria capacità di sintetizzare,con tratti brevi ma mirati, la fisionomia e i caratteri salienti di ogni personaggio che tra l’altro colpisce lo spettatore anche per una sorta di garbata parvenza ironica per nulla simile alla ridanciana comicità delle statuette in terracotta del famoso scultore bolognese Cleto Tomba (amico e maestro di Nucci).
Il secondo periodo, detto “Periodo Bianco ” è caratterizzato oltre che dalle opere scultoree, anche da una serie di schizzi e disegni, che studiano approfonditamente la vita, il carattere e i costumi del mondo orientale: “Ghibli” “Marocco“e sculture in terracotta che rappresentano il biancore assoluto di quei territori misteriosi e dallo spirito impenetrabile che hanno affascinato lo scultore dopo averli visitati.
L’ultima fase, la più recente nell’evoluzione artistica di Nucci, quella che gli ha permesso di realizzare mostre anche al’estero, soprattutto in Germania, si svolge in un’atmosfera particolarmente originale, intrisa di sfumature simboliche, vicine all’arte informale, che sono l’espressione di una sua ispirazione rinnovata, pronta a divulgare il senso del mistero della vita: si tratta dell’enigma dell’ ape , questa misteriosa creatura che rimanda immediatamente alla donna, al trionfo della regina della vita, da sempre votata al dolore e al sacrificio per la vita stessa.
L’ “Ape Regina” o “EPA ANIGER” come intitola varie sculture, sono avvolte, fasciate nei propri vestimenti come mummie o meglio come larve, poichè sono flessibili, mai fisse o irrigidite.
Quella di Nucci è una ricerca che conduce alla forma ‘genitrix’, primordiale, delle origini, le nostre misteriose, incomprensibili origini.
Romano Nucci guarda all’intimo, all’interiorità, un po’ alla maniera di un Henri Moore esprime ciò che emerge dall’interno della materia che plasma.
A testimonianza di ciò troviamo proprio il tema dell’Ape che nasce casualmente, in modo curioso, in un giorno comune quando l’uomo Nucci scorge un comune insetto aggrappato ad un asciugamano che l’uomo/artista Nucci si accosta al viso, vicino alle palpebre e per un attimo, con grande sorpresa, scopre essere un’ape, una comunissima ape, vistaperò come attraverso una lente d’ingrandimento, in tutta la sua straordinaria, minuziosa bellezza.
Di qui l’ispirazione poetica si tramuta in opera d’arte, un’arte che “…Non spiega, non giustifica ma provoca con questi suoi tempi d’attesa, questi sonni della ragione nei quali oltre il mistero si intuisce, alla fine della metamorfosi, il sorgere della sensibilità e della coscienza.”(Celide Masini, da “Il Resto del Carlino”,1993)

Anna Rita Delucca 1996 (Copyright)

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Una risposta

  1. Fabrizio Beretta ha detto:

    Ringrazio la Dottoressa Anna Rita Delucca per questo illuminante articolo sulla figura del Maestro Romano Nucci e la sua opera.

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