Art and Aliens: gli UFO nella storia dell’ arte

Articolo di A.R.Delucca, pubblicato su rivista on line internazionale Globe Today’s,9 dicembre 2021,https://www.globetodays.com/ufo-nella-storia-dellarte-art-and-aliens-e-clipologia

UFO (Unidentified Flying Object) ossia oggetto volante non identificato: spesso viene erroneamente, interpretato non come un oggetto sconosciuto ma come navicella aliena e ciò risulta abbastanza curioso.
Denominandolo ‘oggetto volante non identificato’, si vuole indicare un qualcosa che fluttua nell’aria ma di cui non si conosce la natura, altrimenti non si chiamerebbe UFO ma ‘navicella aliena’; sembrerebbe logico ma pare proprio, che non sia così. Oggi, nell’era smaliziata della scienza tecnologica, rivolta a smentire tutto ciò che si ritiene frutto d’ingenuità (a volte, pure esagerando un po’) c’è chi pensa, invece, che l’arte antica possa sorprenderci per i suoi misteriosi ‘incontri ravvicinati del terzo tipo’, in perfetto ‘stile Spielberg’.
Tale pseudo/disciplina che si prefigge di affibbiare la presenza di alieni e dischi volanti a certi dipinti dei maestri del passato, ha preso il nome di clipeologia.
Si tratta di una denominazione, senz’altro, acculturata ma poco credibile quando i suoi sostenitori affermano che il termine latino da cui deriva, Clipeus (scudo), fosse in uso agli antichi romani per indicare le apparizioni degli UFO.
A prescindere dal fatto che il clipeus, indicava solo lo scudo, come ci tramandano tutti i testi storici e letterari romani, non si comprende da dove i clipeologi abbiano tratto l’idea che i popoli latini avessero mai avvistato gli UFO.
Nessuna fonte dell’epoca lo tramanda se non un racconto, neppure sufficientemente esaustivo, di Plinio il Vecchio, nei capitoli XXXI/XXXV del II° libro della Naturalis Historia in cui egli parla, tra gli altri avvenimenti, di scudi di fuoco nel cielo.
Perchè non è abbastanza esaustivo questo antico racconto?
Semplicemente perché Plinio scrive con tono di narrazione enciclopedica ma non con intento cronachistico o scientifico da intendersi nell’ accezione a noi contemporanea.
Ecco un passo [34] tradotto dal testo originale latino: “Uno scudo ardente da occidente verso oriente scintillando attraversò [il cielo] al tramonto del sole, essendo consoli Lucio Valerio e Caio Mario [100 a. C]”
Vi è forse qualche prova che l’autore si riferisse a navicelle aliene in tale frase? Se invece, avesse voluto descrivere fulmini o altri fenomeni atmosferici?
Questo è solo un esempio banale, di una possibile interpretazione riguardo al racconto di eventi accaduti in un passato storico a cui non si può attribuire alcuna certezza.
In epoca contemporanea, sono di grande successo sia la fantascienza sia, l’abilità letteraria di scrittori da milioni di copie, come Dan Brown; può capitare quindi, che qualcuno si faccia prendere un po’ la mano e interpreti fanta-scientificamente o pseudo-tecnologicamente alcuni avvenimenti che riguardano il passato, la vita e l’attività di artisti o personaggi che, di certo, non potranno mai più, ritornare per chiarirci le idee sul significato delle proprie affermazioni, dei loro scritti o dipinti.
Ecco dunque, che l’assenza di informazioni sicure lascia spazio alle interpretazioni più svariate, tanto chela clipeologia decide di prendere il posto della storia dell’arte nell’ interpretare con strabilianti teorie, anche molte opere d’arte di celebri maestri del passato i quali avevano già, al loro tempo, ben descritto e ben spiegato tanto il senso quanto lo scopo dei propri lavori artistici.
Ne citiamo qualche esempio.
Se facciamo un salto indietro, fino al XV° secolo, in Italia ritroviamo una splendida e notissima tavola dipinta a tempera, oggi conservata al Museo di Capodimonte e denominata Fondazione della Basilica di Santa Maria Maggiore.

Si tratta di uno dei pannelli che compongono la Pala Colonna( o Polittico di Santa Maria Maggiore) attribuita, nella sua completezza, non solo a Masolino da Panicale ma anche a Masaccio; sei pannelli, (in seguito separati), dipinti ciascuno su due lati formando tre scomparti.
Nel pannello della Fondazione si rappresenta un episodio miracoloso: una nevicata in piena estate, il 5 agosto 352 d.C. Si narra che due coniugi d’alto rango, non riuscendo ad avere prole, si affidarono alla Vergine Maria impegnandosi a finanziare la costruzione della Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma; il segnale propiziatorio di erigere il luogo di culto sull’Esquilino, giunse proprio tramite la forte nevicata nettamente fuori stagione.

Nel dipinto, l’arrivo delle nubi che preparano l’insolito fenomeno atmosferico, colpisce l’occhio dell’osservatore, proprio, allo scopo di spingerlo a fissare l’attenzione sul miracolo della neve mentre la coppia di finanziatori, insieme al papa Liberio e al popolo, celebrano l’evento dando il via alla costruzione.
Nel nostro millennio, chi non conosce tali passaggi storici riguardanti la pala di Masolino, non può certamente, indovinarne le connotazioni.
Per svelarle viene in aiuto la storia dell’arte, disciplina praticata da studiosi appositamente formati nelle università del mondo, i quali finalmente, dopo lunghissimi decenni di chiusura nelle loro biblioteche ed aule di ricerca, cominciano a divulgare al pubblico le nozioni d’arte storica, tramite libri, media e siti web, grazie al contributo di qualche abile divulgatore, che sin dal 1990 si è servito dello schermo televisivo per parlare alla gente di questa materia, come lo storico dell’arte Vittorio Sgarbi.
Questa disciplina è rimasta per tanto tempo, appannaggio di pochi previlegiati ma di contro, lo sviluppo di certi tipi di media, quali internet, oggi permettono di pubblicare immagini d’arte come mai prima d’ora.
Un grande beneficio, certo, ma se non è supportato da informazioni adeguate, da parte di chi conosce la materia, finisce in pasto a profani che spesso, inventano ogni sorta di a fantasticherie, nella gara interpretativa delle opere d’arte.
Non si può sorvolare la conoscenza della documentazione storica sugli artisti e sui loro manufatti perché il rischio è quello d’ incorrere in errori grossolani e fuorvianti.
Nel caso di Masolino, alcuni clipeologi hanno stabilito che una nevicata estiva, essendo del tutto improbabile, in realtà fosse stata provocata dagli UFO; ma c’ è di più: secondo loro, non si trattò di neve ma di bambagia aliena, scambiata per neve da coloro che erano presenti ad osservare il fenomeno.
Ipotesi quantomeno farraginosa.
In primis, poiché per quanto tali eventi atmosferici siano rarissimi, nell’arco della storia si sono verificati più volte: nella città emiliana di Modena, ad esempio, la nevicata più tardiva che si ricordi, risale al sei maggio 1861; in quella occasione fioccarono dieci centimetri di neve.
In secondo luogo, basterebbe pensare che se alcune astronavi aliene fossero, davvero, state presenti sin dal 1400, non solo gli artisti ma pure il resto della popolazione lo avrebbero testimoniato in qualche modo; qualcuno avrebbe riportato notizie nelle cronache o nei testi dell’epoca, i pittori le avrebbero dipinte esattamente come dipingevano santi, dèmoni, angeli e comete.
Se, all’opposto, volessimo supporre che l’avvistamento di UFO in volo, da parte di pochissime persone, fosse stato nascosto, di proposito, alle masse, allora non avrebbe avuto senso inserirne le immagini in dipinti destinati alle chiese, dove chiunque poteva accedere per pregare.
Le opere pittoriche a quei tempi, venivano eseguite quasi sempre su ordinazione.
I pittori lavoravano per lo più in botteghe, per conto di committenti che richiedevano precisi generi o soggetti.
Tali esecuzioni artistiche fungevano anche da ‘fotografie’, cioè dovevano immortalare, ‘raccontare’ degli avvenimenti, rappresentare dei personaggi, fatti o situazioni.
La storia dell’arte presenta alcuni capolavori di grandi maestri che avevano esattamente questa funzione ma per la clipeologia sono invece, testimonianze di presenze aliene.
Nella circostanza, non potendo elencarli tutti, citiamo soltanto la Crocifissione del 1300, dipinta all’interno della cupola del Monastero di Visoki Decani, in Kosovo.

Qui la fantasia si scatena all’ennesima potenza, grazie alla presenza di due figure umane che sembrano alla guida di una capsula spaziale.

Sì, ma solo ad occhi ‘tecnologicamente fantasy’.
L’opera infatti, è bizantina e proprio per questo motivo i due velivoli ‘con pilota’ che sfilano ai lati sinistro e destro, della Croce sono in realtà, il sole e la luna raffigurati secondo lo stile religioso ortodosso bizantino.
Dunque, si tratta di raffigurazioni antropomorfe dei due astri, esattamente come accadeva in tante scene religiose dello stesso genere, nel mondo ortodosso bizantino.
Concludiamo con la celebre Natività di Domenico Ghirlandaio, dipinta nel 1492, conservata all’Università di Cambridge.

Siamo di fronte ad una classica scena della Sacra Famiglia.
In lontananza si scorge un angelo che sorvola la collina per annunciare ai pastori la nascita del Bambinello.
Sul lato opposto, la stella luminosa conduce i Magi nel loro tortuoso cammino per incontrare il Salvatore appena venuto al mondo.

Tutto è raffigurato secondo i canoni del racconto religioso ma anche in questo dipinto, qualche ricercatore degli alieni ha creduto di individuare certe presenze di Ufo.
Così ne ha concluso che in alcuni quadri del passato, siano evidenti o quantomeno riconoscibili, messaggi nascosti dell’artista, riguardo ad antichi contatti con gli alieni.
Forse è il caso di non aggiungere altro ma piuttosto, forse è il caso di lasciar trarre a ciascun lettore, le proprie conclusioni

Anna Rita Delucca, dicembre 2021

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